Domenica 6 aprile alle ore 17:30 all'Oratorio Nostra Signora Assunta il Quartetto Alfieri, formato da Davide Moro e Sara Bellettini ai violini, Costanza Negroni alla viola e Sofia Bellettini al violoncello, eseguirà "Le sette ultime parole di Cristo in croce" di Franz Joseph Haydn (1732 - 1809) nella versione per quartetto d’archi. Il concerto è in sintonia con il tempo della Quaresima e aprirà la seconda edizione del ciclo "Musica Aurea", organizzato dal Centro Studi Jacopo da Varagine nell'ambito celebrazioni per il quarto centenario dell'elezione di santa Caterina da Siena e del beato Jacopo da Varagine a patroni della città (1625).
Legata alla particolare tradizione iberica delle musiche per la Settimana Santa, la composizione fu commissionata al maestro austriaco da un canonico della cattedrale di Cadice. Ciò dimostra quanto l'autore fosse considerato in quell’ambiente durante gli anni '80 del Settecento. Scritta nel 1786 come pezzo meditativo per orchestra e da suonarsi in un contesto liturgico, fu in seguito arrangiata per quartetto d’archi e per pianoforte, prima che lo stesso Haydn la trasformasse in un oratorio per coro e orchestra nel 1796.
L'analisi critica
"A commento delle parole del Cristo crocifisso, i sette pezzi che si susseguono, denominati genericamente 'Sonate', ne restituiscono il dolore con una scrittura strumentale di forte espressività e totale aderenza alla profondità del momento - afferma il professor Antonio Delfino, docente di Musicologia all'Università degli Studi di Pavia e curatore del concerto - Con la forza di una visionaria pittura devozionale la musica crea un’atmosfera di rara suggestione grazie ad efficaci e calibrate figure musicali".
"Preceduti da un''Introduzione', i sette quadri conducono ad un coinvolgente finale in cui si vuole rievocare con grande veemenza il terremoto scatenatosi sul Golgota alla morte di Gesù in croce - aggiunge - Le asciutte sonorità cameristiche del quartetto, rispetto alla più opulenta veste orchestrale originale, sono quelle che si sono imposte maggiormente e meglio sembrano prestarsi ad un eventuale dialogo serrato tra parole e musica", aggiunge.
"In via eccezionale, in luogo dei rispettivi passi evangelici, si è scelto di affidare alla voce recitante di Giuseppina Damele la lettura di alcuni testi poetici in volgare del poeta ed erudito friulano Daniele Florio (1710-1789), che godette di ottima fama presso la corte di Vienna e fu lodato dal grande Pietro Metastasio - conclude il professor Delfino - Tratte da una sua raccolta di 'Rime sacre e morali', stampata a Udine nel 1777, le poesie si svolgono nell’aulica forma del sonetto e accanto alle eleganti parafrasi delle parole sacre sviluppano riflessioni più strettamente personali di alto valore morale".