Continua a far discutere il caso dello spaccio aziendale della Noberasco a Carcare. L'installazione del container adibito alla vendita diretta dei prodotti ha acceso un dibattito politico, culminato in un'interrogazione della minoranza nell'ultimo Consiglio comunale. L'opposizione ha chiesto di visionare la documentazione relativa all'autorizzazione concessa all'azienda, sollevando dubbi sulla sua regolarità.
Il container in questione è stato rimosso sabato scorso, al termine dell'autorizzazione temporanea che scadeva il 31 marzo, come confermato a margine del Consiglio comunale dal sindaco Rodolfo Mirri. Tuttavia, la questione ha assunto un ulteriore risvolto con la notizia di una sanzione da 5mila euro inflitta alla Noberasco. Il provvedimento è stato emesso a seguito di un controllo della polizia locale effettuato nei giorni precedenti.
La multa è stata applicata per alcune irregolarità riscontrate in riferimento a specifici commi di una legge regionale. L'autorizzazione sarebbe stata concessa dopo il parere favorevole della polizia locale, con l'emissione del bollettino da parte dell'ufficio tributi e il pagamento degli oneri di suolo pubblico da parte dell'azienda. L'area in questione, pur essendo di proprietà della Noberasco, è regolata come suolo pubblico.
Un cortocircuito su cui il sindaco Mirri vuole vederci chiaro: "Nei prossimi giorni prenderò la documentazione in mano per vederci chiaro". L'azienda, intanto, quasi sicuramente richiederà la sospensione della multa, forte delle autorizzazioni ottenute.
Intanto, il gruppo di opposizione "Insieme per Carcare" continua a battere forte sull'argomento: "Il Testo Unico sul Commercio è una legge regionale che recepisce una normativa nazionale analoga. Anche la Regione Liguria, cui appartiene il Comune di Carcare, ne ha uno. Questo strumento disciplina ogni aspetto delle vendite di merci sul territorio regionale ed è condiviso dalle associazioni di categoria. A livello locale, esistono poi i Piani Regolatori Comunali e i Piani del Commercio, che stabiliscono precise destinazioni d’uso per le diverse aree del territorio e regolano le iniziative private".
"Le regole, e più in generale il diritto, servono a garantire oggettività nei modi di agire, sia pubblici che privati. Il resto sono punti di vista personali. Ha destato stupore il clamore mediatico nato attorno al posizionamento di un container aziendale. Se le opinioni personali espresse sui social sono comprensibili e dipendono dal livello di approfondimento di ciascuno, risultano invece più preoccupanti le dichiarazioni dei rappresentanti delle amministrazioni pubbliche coinvolte, come sindaci o assessori al commercio".
"Nel caso in cui un’area di proprietà pubblica venga destinata all’esercizio di attività commerciali, l’amministrazione deve garantire pari opportunità a tutti gli operatori economici, attraverso un bando che definisca le regole di fruizione. Se si decide di procedere in tal senso, è necessario verificare che il Piano Regolatore Comunale o altri strumenti urbanistici-commerciali prevedano quel tipo di attività in quella zona. Inoltre, occorre accertare che la licenza per il commercio su area pubblica del soggetto richiedente sia conforme ai requisiti previsti dalle normative e che la struttura del punto vendita sia compatibile con la regolamentazione vigente. Un ulteriore aspetto da considerare riguarda la compatibilità della tipologia di "Spaccio Aziendale", come indicata sulla toponomastica del container, con le normative nazionali e con le disposizioni specifiche dell’area in questione".
"Questi elementi evidenziano alcuni dubbi sulle procedure amministrative seguite per l’installazione del container, dubbi che legittimamente un’opposizione consiliare ha il diritto di sollevare nelle sedi comunali opportune. Tale richiesta è stata avanzata, ma senza ricevere alcuna risposta. Il rispetto delle norme è un dovere dell’amministrazione, affinché non sorgano incertezze sul suo operato - proseguono dalla minoranza - Per essere installato regolarmente, il container avrebbe dovuto rispettare tutti i requisiti sopra elencati. Se ciò è avvenuto, la sua presenza è legittima; in caso contrario, si tratterebbe di un’irregolarità procedurale che impedisce il posizionamento della struttura e potrebbe creare un precedente pericoloso sul piano commerciale".
"Abbiamo richiesto all’amministrazione comunale tutti gli atti relativi all’installazione, comprese la domanda presentata dall’azienda, gli atti di indirizzo dell’amministrazione agli uffici competenti e il percorso autorizzativo seguito secondo le normative vigenti. Nonostante i termini previsti dalla normativa sulla trasparenza amministrativa siano scaduti, non è pervenuta alcuna risposta, nemmeno in sede di Consiglio comunale".
"Di fronte a questa situazione, non sorprenderebbe l’eventuale rimozione del container o l’applicazione di sanzioni", concludono da "Insieme per Carcare".