In questi giorni tutti i cittadini savonesi hanno ricevuto a casa la lettera di Sea-s, in cui il logo del Comune di Savona è posto al fianco di quello dell’agenda 2030. Il sottotitolo della missiva promette una futura “Savona sostenibile” è già da questo punto un cittadino sveglio dovrebbe cominciare a preoccuparsi.
Integrando poi le informazioni presenti nella lettera con quelle rilasciate dai vertici Sea-s, dal Sindaco e dai vari assessori agli organi di stampa, si comprende bene come la nostra città si stia dirigendo verso l’ennesimo fallimento annunciato.
Leggendo alcuni articoli sulle testate locali apprendiamo che: "Le 55 postazioni di cassonetti attuali saranno sostituite con 29 postazioni composte dai cosiddetti "cassonetti intelligenti" dotati peraltro di impianto di videosorveglianza [...] Nel dettaglio si prevede di passare: da 570,75 chili pro capite di rifiuto secco residuo a 218,59; da 69,4 chili pro capite di carta e cartone a 109,3; da 38 chili pro capite di imballaggi misti attuali a 82; da 89,7 di organico a 191,3 e da 68,3 di vetro a 72,9".
In Comune quindi sono convinti che basti ridurre le postazioni per ridurre la quantità di spazzatura generata dalle famiglie? Passando da 55 postazioni a 29 affermano che il totale pro-capite passerà da 836,15 chili a 674,09, ritengono forse che oggi ogni savonese realizzi oltre 160 kg di spazzatura per divertimento? O semplicemente non sanno far di conto?
Per quanto riguarda l’impianto di videosorveglianza sui bidoni intelligenti ci sarebbe semplicemente da mettersi a ridere. In una città allo sbando, con problemi di sicurezza che la relegano alle ultime posizioni nelle classifiche del Sole 24 Ore, la Giunta ritiene doveroso filmare i bidoni della spazzatura? Serviranno forse a fare l’identikit dei prossimi cinghiali che lì verranno a pasteggiare?
La sensazione che abbiamo è quella di un sempre maggiore scollamento dalla realtà di chi amministra i nostri territori, di qualunque colore politico essi siano. Oggi ci troviamo a commentare le scelte della Giunta Russo, ma l’atteggiamento pedagogico di chi vuole realizzare i punti della famigerata agenda 2030 è lo stesso in ogni città. Nella vicina Genova si sogna di realizzare la prima versione italiana della città da 15 minuti, qui invece si eliminano i posteggi per costringere le persone a usare la bici e si impone a agli anziani di scendere nella pubblica via dopo le ore 20 per esporre il proprio bidoncino della spazzatura, malintenzionati e cinghiali permettendo, s’intende!