Le condizioni di Dario Amoretti per accettare la candidatura a sindaco del centrodestra? Avere anche il sostegno di una lista civica di sinistra, che tenga insieme esponenti di Italia Viva e moderati del Pd.
Non pretende troppo?
Non è più tempo del muro contro muro. Savona ha bisogno delle forze migliori, insieme, a prescindere dal colore politico.
La grande ammucchiata?
No, io credo ancora in un patto elettorale che tenga insieme il centrodestra e la sinistra moderata di figure come Carlo Ruggeri, Massimo Zunino, Monica Giuliano. La loro professionalità, la loro esperienza, sarebbero beni preziosi. Aspetto un segnale.
E’ la sua condizione per accettare la candidatura?
Certo. Non sono di destra e non mi interessa essere collocato in quell’area. Sono un moderato e scenderò in campo solo se troverò una sponda a sinistra, una lista civica che riequilibri verso il centro una coalizione che altrimenti sarebbe troppo sbilanciata.
E’ vero che ha detto a Toti: non voglio simboli di partito?
Sì, ma era una provocazione. Un modo per fare passare il messaggio della necessità di abbattere steccati politici, come le dicevo, che non fanno bene alla città.
Toti punta su di lei e su Santi come capolista di “Cambiamo”.
Stimo Piero Santi e le dirò di più: sarebbe un ottimo vicesindaco.
Quanto tempo si è dato per sciogliere la riserva?
Una settimana. Tenga presente che non ho alcuna velleità politica e che sto bene così, senza andarmi a cercare gatte da pelare. Se ci sono le condizioni e il progetto mi entusiasma bene. Altrimenti dovrò prendere atto del fatto che la politica locale non è ancora matura per certe scelte.
Ad oggi, quante possibilità ci sono di una sua candidatura?
Non più del dieci per cento.
Questo è un depistaggio.
No, è la realtà dei fatti.